Le Mucopolisaccaridosi: dalla clinica alla diagnosi

Orazio Gabrielli, Clinica Pediatrica, Università Politecnica delle Marche, Ospedali Riuniti,
Ancona

Le Mucopolisaccaridosi (MPS), seppur rare considerate singolarmente, sono nel loro insieme responsabili di una quota non trascurabile della patologia metabolica pediatrica (circa 1:20.000). Il pediatra non deve necessariamente essere un esperto di tali malattie, ma spetta a lui il compito di saper cogliere e valutare alcuni reperti clinici che possano indurre il sospetto di una Mucopolisaccaridosi e conseguentemente dare l'avvio ad accertamenti diagnostici e ad indagini mirate.
In condizioni di normalità il ricco corredo di enzimi contenuti nei lisosomi provvede a degradare progressivamente, con un’azione strettamente sequenziale, le varie sostanze sintetizzate all'interno delle cellule stesse o provenienti alle cellule dall'esterno.
Risulta facile comprendere come la mancanza anche di un solo enzima determini un blocco dei meccanismi digestivi endocellulari, con conseguente accumulo progressivo di materiale non degradato; quest'ultimo a sua volta determina dapprima sofferenza e successivamente morte cellulare.
Dal momento che i lisosomi sono contenuti in tutte le cellule del nostro organismo, fatta eccezione per i globuli rossi, il difetto metabolico si verifica contemporaneamente a carico di numerosi organi ed apparati. Le manifestazioni cliniche che caratterizzano le diverse malattie sono essenzialmente correlate alla entità ed alla gravità dell'accumulo.

L’ipotesi di trovarsi di fronte ad un caso di Mucopolisaccaridosi sorge in genere in un secondo momento, quando cioè sono state escluse le cause più frequenti di un determinato quadro clinico. Certamente non è facile orientarsi in questo capitolo della patologia dal momento che la maggior parte delle Mucopolisaccaridosi presenta varianti cliniche che si differenziano per l’epoca di insorgenza, l’entità, la progressione dei sintomi e la diversa compromissione di diversi organi ed apparati.
Un quadro clinico caratterizzato da ritardo dello sviluppo psicomotorio associato o meno ad altre anomalie costituisce spesso un difficile problema diagnostico. Solo raramente, infatti, i segni clinici sono così caratteristici da consentire fin dall’inizio di formulare un preciso inquadramento nosologico. Quali sono, dunque, i primi segni che devono indurre il pediatra a pensare ad una Mucopolisaccaridosi? (Tabella 1)
La maggior parte delle Mucopolisaccaridosi diventa clinicamente evidente dopo un periodo di apparente benessere durante il quale né la famiglia né il medico sospettano di trovarsi di fronte ad una patologia così impegnativa. Tra le forme ad interessamento prevalentemente neurologico, che cominciano a manifestarsi dopo il primo anno di vita, vanno ricordate la MPS I e II, nella forma severa, e la MPS III.
Esistono, inoltre, quadri clinici di Mucopolisaccaridosi in cui è presente un coinvolgimento di più organi ed apparati, quali lineamenti grossolani del volto, epatosplenomegalia, anomalie scheletriche, opacità corneale e frequentemente ritardo mentale. Noduli sottocutanei possono essere, inoltre, presenti in alcuni casi di MPS II.
Nella Tabella 2 vengono riportati i segni clinici salienti delle Mucopolisaccaridosi. E’ bene precisare che si tratta di una classificazione semplificata, dal momento che non sono riportate tutte le varianti cliniche di ogni singola forma.

 

Il sospetto di MPS deve essere confermato dalla dimostrazione del deficit enzimatico e dall’analisi molecolare per porre diagnosi di certezza.

 

 

Indagini diagnostiche

Nel sospetto di una Mucopolisaccaridosi, un primo facile supporto è l’esame di uno striscio di sangue periferico in cui è possibile rilevare la presenza di linfociti vacuolati.
L’esame radiologico dello scheletro è un altro utile mezzo diagnostico; infatti, nella maggior parte delle Mucopolisaccaridosi sono presenti caratteristiche lesioni scheletriche che, nel loro insieme, configurano il quadro della disostosi multipla.
L’esame oftalmologico rappresenta un ulteriore sussidio in quanto la presenza di un’opacità corneale è anch’essa indicativa di una Mucopolisaccaridosi. I reperti clinici sopra descritti e la positività delle indagini menzionate, se da un lato inducono al sospetto di una malattia da accumulo, dall’altro non consentono di formulare una diagnosi di certezza. Quest’ultima si basa, infatti, esclusivamente sulla dimostrazione del deficit enzimatico che è responsabile della specifica malattia.
Il dosaggio dei GAG urinari e lo studio del pattern mediante elettroforesi costituiscono i test di prima istanza nell’approccio diagnostico. La diagnosi di certezza si basa, tuttavia, sulla dimostrazione del deficit enzimatico e sull’analisi molecolare.

BIBLIOGRAFIA

  1. Malattie metaboliche. In: Pediatria essenziale, Burgio, Martini, Nespoli, Notarangelo, eds. Ed. edi-ermes, Milano, 2012, pp 421-433.
  2. Andria G, Caniglia M, Castorina M, et al. La mucopolisaccaridosi di tipo 1: l’importanza di una diagnosi precoce ai fini dei recenti progressi terapeutici. Medico e Bambino, 2012;31:361-70.
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  4. Lysosomal storage disorders. A practical guide. A.Mehta and B.Winchester, eds.Wiley-Blackwell,West Sussex, UK, 2012.
La pubblicazione è apparsa su La Rivista delle Malattie Rare, edita da Effetti Editore, numero 2, settembre 2013, numero monografico speciale "Le mucopolisaccaridosi"
La mucopolisaccaridosi dalla clinica alla diagnosi 3.2 MB
  aggiornato il 18.08.2014
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